PATOLOGIE LACRIMALI

I sintomi più avvertiti sono un fastidio frequente (si “sente l’occhio”), bruciore, sensazione di corpo estraneo negli occhi, maggiore sensibilità alla luce (fotofobia), necessità avvertita di chiudere, sfregare o bagnare  gli  occhi,

Il sistema lacrimale, elemento essenziale di protezione e difesa della superficie oculare, consta di un perfetto meccanismo di produzione e di deflusso delle lacrime. Quando tale sistema è in equilibrio non percepiamo la presenza delle lacrime e i nostri occhi non sono infastiditi.

Le lacrime vengono prodotte dalle ghiandole lacrimali principale ed accessorie. La ghiandola lacrimale principale, posta  nell’angolo  supero - esterno  dell’orbita,  al  di  sopra

dell’occhio, è responsabile prevalentemente della lacrimazione riflessa acquosa. Le ghiandole lacrimali accessorie, distribuite tra palpebra e congiuntiva, provvedono a secernere le varie componenti lipidiche, proteiche, acquose e muciniche. Quando tutti i componenti delle lacrime sono in perfetto equilibrio quantitativo e qualitativo, in virtù dei ritmici movimenti palpebrali di ammiccamento, un sottile velo di lacrime (film lacrimale) ricopre la superficie oculare. I movimenti di ammiccamento palpebrale, ritmici, normalmente circa 15 al minuto, in certi momenti soprattutto di attenzione visiva possono ridursi.

Il film lacrimale ha diverse funzioni come mantenere un livello stabile di temperatura sulla superficie oculare e partecipare agli scambi nutritivi delle varie strutture della superficie ,garantendo una costante umidificazione. Tutto ciò permette alla cornea di mantenere una perfetta trasparenza e capacità refrattiva. Un’altra importante funzione è quella battericida e batteriostatica.

Il sistema di deflusso delle lacrime è formato dai canalini lacrimali che, partendo dal bordo palpebrale superiore ed inferiore, confluiscono nel sacco lacrimale tra l’angolo interno dell’occhio e il naso, e da lì, attraverso il dotto naso-lacrimale, giungono alle fosse nasali.

Negli ultimi 20 anni sono drammaticamente aumentate le alterazioni che portano alla condizione di occhio secco e quindi ad una variazione quantitativa e qualitativa della produzione delle lacrime. Le cause sono legate non solo ai già noti fattori genetici, metabolici, ormonali, immunologici e reumatologici, ma anche a fattori ambientali, alimentari, professionali ed occupazionali.

Tali sindromi, riunite sotto la definizione di Dry Eye Syndrome (Sindrome dell’occhio secco), affliggono attualmente una vastissima fascia di popolazione.

Cercando di semplificarne la classificazione, si può parlare di disturbo dato da deficit quantitativo di produzione di lacrime e di disturbo dato da variazione della qualità delle lacrime (sindromi da iper-evaporazione).

Dry Eye Syndrome

arrossamento, dolore, sensazione di “puntura” ed appannamenti della vista, senso di difficoltà di apertura delle palpebre al risveglio e/o accumulo di muco agli angoli degli occhi. Tali disturbi si accentuano in presenza di certe condizioni ambientali (riscaldamento, aria condizionata, vento) o nei momenti in cui ci si applica visivamente (prolungata lettura, permanenza davanti a schermi di computer-tablet-smartphone). Frequentemente, come conseguenza, viene avvertita una abbondante lacrimazione, segnalata come fastidiosa, ma poco utile a compensare il deficit di lubrificazione, in quanto prevalentemente acquosa.

Nella maggior parte dei casi, provvedendo a compensare con opportuni colliri queste condizioni, si riescono a controllare tali sintomatologie. Nel caso in cui il deficit lacrimale sia più intenso, le conseguenze possono essere più serie.

Infatti la permanenza della dislacrimia innesca facilmente meccanismi irritativi della superficie che provocano l’azione di mediatori chimici e cellulari della infiammazione. Essi, a livello delle ghiandole lacrimali, possono indurre un ulteriore deterioramento della produzione di lacrime e quindi innescare un’accentuazione dei disturbi.

E’ utile sottolineare come spesso la mancanza di una valida lubrificazione della superficie corneale da parte delle lacrime, possa provocare, mediante il maggiore attrito dei movimenti palpebrali, alterazioni degli strati superficiali fino a vere e proprie abrasioni corneali. Tali fenomeni possono esser più frequenti nelle ore notturne e al risveglio, momenti in cui si ha un fisiologico calo della lacrimazione.

Questi eventi, molto fastidiosi, che richiedono un pronto intervento medico anche per scongiurare l’insorgere  di  possibili  ulcere  corneali  ed  infezioni,  vanno  assolutamente  prevenuti.  Le  principali

indagini utili per classificare una ipo/dislacrimia sono: un attento esame biomicroscopico della superficie oculare, del bordo palpebrale e delle superfici esterna ed interna delle palpebre; il Test di Schirmer e di Jones ed il B.U.T. Test (Breack-Up Time o Tempo di rottura del film lacrimale). (Breve spiegazione dei test lacrimali nella sezione Diagnostica)

Oltre a queste osservazioni e test di base, esistono altre indagini eseguite instillando coloranti vitali come il Rosa Bengala o il Verde di Lissamina, test di laboratorio (il test di felcizzazione o ferning, la citologia ad impressione, la citologia della lacrima) o test come il TearLab o l’interferometria che misurano lo strato lipidico o la osmolarità delle lacrime.

La terapia dell’occhio secco prevede innanzitutto importanti norme di vita:

  • Evitare (per quanto possibile) prolungate esposizioni ad ambienti troppo secchi o caldi o con aria condizionata;

  • Proteggersi con occhiali da sole da una eccessiva esposizione ai raggi UV;

  • Seguire una dieta ricca di vitamine del gruppo B, di Omega 3 e di altri oligoelementi e una sufficiente idratazione (almeno 2 litri di acqua al dì);

  • Evitare una permanenza troppo prolungata, se non necessaria, davanti a schermi computer, tablet e smartphone facendo opportune e periodiche interruzioni;

  • Evitare un uso eccessivo di lenti corneali;

  • Farmacologicamente è necessario utilizzare frequentemente nell’arco della giornata colliri sostitutivi/integratori lacrimali (lacrime artificiali).

Sono disponibili numerosissimi prodotti, non tutti uguali, che a seconda del tipo di ipo/dislacrimia sono più o meno indicati. Utili possono esser anche alcuni spray, prevalentemente a base di liposomi, che si nebulizzano sulle palpebre.

In presenza di fenomeni di secchezza che si accentuano nelle ore notturne o al risveglio è opportuno servirsi di gel lubrificanti instillati alla sera, eventualmente durante la notte e al risveglio.

Se tendono a presentarsi frequentemente irritazioni del bordo palpebrale, possono rendersi di beneficio impacchi caldo/umidi.

Considerando che frequentemente in presenza di ipo/dislacrimia possono presentarsi fenomeni irritativo/infiammatori, può rendersi necessario utilizzare periodicamente colliri o pomate antiinfiammatorie, cortisonici o non cortisonici (nel caso sempre sotto stretto controllo medico). In situazioni di severa ipolacrimia può essere indicata la chiusura dei puntini lacrimali con appositi plug.

Alterazioni del deflusso lacrimale

Diverse situazioni, principalmente di origine infiammatoria, possono creare degli impedimenti o delle ostruzioni delle vie di deflusso delle lacrime.

Il blocco può verificarsi a carico dei puntini lacrimali, dei canalini lacrimali superiore o inferiore o, più frequentemente, nel dotto naso-lacrimale.

Il mancato deflusso delle lacrime produce una fuoriuscita di esse dal bordo palpebrale (epifora) più o meno abbondante a seconda dei momenti (freddo, vento e altre condizioni aumentano la lacrimazione riflessa).

Inoltre il ristagno di lacrime favorisce infezioni a carico del sacco lacrimale, con secrezione di muco-pus.

In tutte queste situazioni è importante determinare, con opportune operazioni diagnostiche, la sede della stenosi e la entità del blocco (completo o parziale).

In primo luogo è necessaria una serie di manovre di spremitura manuale del sacco lacrimale, onde verificarne il contenuto. Molte volte, se la stenosi è solo parziale, già le manovre di divulsione/allargamento del puntino lacrimale e il lavaggio delle vie lacrimali può sbloccare la situazione. Se la stenosi è completa, possono rendersi necessari interventi sulle vie lacrimali di deflusso con il loro incannulamento onde ristabilirne la pervietà.

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