CORIORETINOPATIA SIEROSA CENTRALE

Accade frequentemente di vedere improvvisamente offuscato da un occhio. La sintomatologia non si risolve nell’arco di qualche ora e la preoccupazione ha una impennata. Una delle cause più frequenti di tale offuscamento è la insorgenza di una CorioRetinopatia Sierosa Centrale (CRSC).
La causa di tale patologia è l’improvviso sollevamento sieroso della retina nella sua porzione centrale (Macula), dovuto alla formazione/accumulo di liquido al di sotto della retina e nei suoi strati profondi. L’incidenza è di circa 10 casi su 100000 persone.
Ha una maggiore frequenza nel sesso maschile (90%), nella fascia di età compresa tra i 25 e i 45 anni ed è prevalentemente monolaterale. Si associa spesso a momenti di particolare stress emotivo-fisico-psichico.

Quasi sempre la sintomatologia, a parte la sensazione di offuscamento, è quella di un calo della acutezza visiva, con distorsione e ondulazione delle immagini (metamorfopsia).

Si ha inoltre una visione delle immagini rimpicciolita (micropsia) e più grigiastra, con minore intensità dei colori, rispetto all’altro occhio. Infine una sensazione spesso segnalata è di vedere come “attraverso una bolla di liquido”.

Nel corso di una visita oculistica, a cui si consiglia assolutamente di sottoporsi in presenza di tale sintomatologia, già una semplice osservazione del fondo dell’occhio consente una diagnosi, o almeno il sospetto. Tuttavia gli esami fondamentali per confermare la diagnosi e definirne le caratteristiche sono la Tomografia Ottica Coerente (OCT), la Fluorangiografia (FAG) e la Angiografia con Verde Indocianina (ICG).

In particolare l’OCT consente di mostrare precisamente le caratteristiche di tale essudazione sottoretinica fornendo immagini estremamente precise in sezione o di aspetto topografico delle aree retiniche interessate dalla patologia. Permette inoltre di vedere nel dettaglio la presenza di siero sottoretinico, la sua localizzazione ed estensione e, in molti casi, la presenza di deficit dell’epitelio pigmentato corrispondenti ai “punti di fuga”.

Da alcuni anni hanno preso piede le tecniche di Angio-OCT che consentono un imaging preciso della componente vascolare dei vari strati retinici, senza la necessità di iniettare mezzi di contrasto.

Immagini OCT dell'area maculare con CSRC: sollevamento sieroso retinico

Gli esami FAG e ICG, più invasivi in quanto necessitano della iniezione endovenosa di particolari coloranti (fluoresceina e indocianina), mostrano nel dettaglio la vascolarizzazione della retina e consentono di localizzare il “punto di fuga”, isolato o multiplo, onde guidare l’eventuale trattamento.

Tutti questi esami consentono, in tempi successivi, di verificare la risoluzione o meno dell’episodio, o le possibili complicanze.

Punto di fuga del colorante

La patologia origina da una congestione e permeabilizzazione localizzata dei vasi della coroide e dalla contemporanea filtrazione attraverso l’epitelio pigmentato (sottilissimo strato retinico che separa retina e coroide). La conseguenza è un accumulo di siero sottoretinico tra coroide ed epitelio pigmentato o tra epitelio pigmentato e retina.

A scatenare tali eventi potrebbe essere una sensibilizzazione dei vasi coroideali ad un aumento di alcuni mediatori chimici circolanti nel sangue (mineralcorticoidi/aldosterone/catecolamine).

La maggiore presenza di tali mediatori nel sangue, potrebbe essere condizionata dalla risposta di particolari aree cerebrali (asse ipotalamo-ipofisario), tipicamente legate alle reazioni emotive e di stress.

Tale interpretazione, che spiegherebbe il legame tra CRSC ed eventi stressanti, avvalorerebbe la chiave di lettura proposta da scuole di psico-neuro-endocrino-immunologia.

Origine della patologia:

congestione localizzata dei vasi della coroide con filtrazione attraverso l'epitelio pigmentato retinico.

Solitamente gli episodi di CRSC sono isolati e tendono a risolversi spontaneamente nell’arco di giorni/settimane. Altrettanto spesso, comunque, possono recidivare a distanza di tempo, sullo stesso occhio o sul controlaterale (30%).

Nella maggior parte dei casi, dopo la risoluzione dell’episodio, si ha un completo recupero delle capacità visive, senza quasi tracce sulla retina.

In alcuni casi, invece, la risoluzione è meno completa, oppure si sviluppano conseguenze invalidanti come neovascolarizzazioni sottoretiniche, con meccanismi analoghi a quelli delle maculopatie senili.

La terapia, normalmente messa in atto dopo un certo periodo di attesa (circa 1 mese), onde verificare la possibilità  di  una

risoluzione spontanea, si avvale di trattamenti laser.  Il trattamento laser, localizzato sul “punto di fuga “, individuato con l’OCT e la FAG, può essere eseguito con laser tradizionali retinici o con un laser particolare, dopo la iniezione endovenosa di una sostanza fotosensibilizzante (Verteporfina - Trattamento Fotodinamico o PDT ). La scelta terapeutica è condizionata dalla distanza del “punto di fuga” dal centro della macula.

Esistono inoltre terapie mediche, talvolta risolutive, o di appoggio che si avvalgono dell’uso di alcuni colliri anti-infiammatori (NON CORTISONICI) e di alcuni colliri ad azione osmotico/diuretica, normalmente utilizzati per la riduzione della pressione oculare.

Di recente hanno dimostrato risultati incoraggianti alcuni farmaci, comunemente in uso in terapie cardio-vascolari, che inibiscono la sensibilità ai mineralcorticoidi (Eplerenone).

L’approccio della terapia medica può essere messo in atto anche più precocemente rispetto alla scelta del trattamento laser, anche nel tentativo di ridurre i tempi di recupero.

Inoltre la terapia medica può esser molto utile nei casi in cui le CRSC tendono a recidivare.

Un aspetto da sottolineare è che, soprattutto in casi in cui ci sono stati pregressi episodi di CRSC, va posta molta attenzione a mettere in atto terapie o ad assumere cortisonici sia localmente, ma soprattutto per via sistemica.

I cortisonici/steriodi infatti possono esercitare su vasi sensibilizzati una azione simile ai mineralcorticoidi e scatenare altri episodi di CRSC.

Nei casi in cui una CRSC si complichi con la comparsa di neovascolarizzazioni sottoretiniche, può esser necessario programmare iniezioni intraoculari di particolari farmaci (Anti-VEGF), onde cercare di scongiurare le conseguenze fortemente invalidanti di tale evoluzione.

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